Il Foglio, 27 luglio 2007

Cangini, ovvero se W non va alla montagna la montagna va da W

Per le primarie del Pd ha già lo slogan pronto, roba forte perché "la montagna è donna e nei paesini d'altura è ancora la femmina che si prende cura dei figli, li manda a studiare, sbriga le faccende di casa e mantiene in salute il marito che ogni giorno esce per andare al lavoro". Lui è Lucio Cangini da Sarsina (Forlì), diessino, per diciotto anni vicepresidente dell'UNCEM, l'Unione delle comunità montane, e da alcuni giorni candidato alla leadership del Partito democratico. Nel suo paese, terra del drammaturgo latino Tito Maccio Plauto e di briscolate al bar con gli amici, è una vera autorità oltreché consigliere comunale del partito di Veltroni e Fassino.

Il suo manifesto per il Pd ha un punto solo: "Valorizzare la montagna che interessa il cinquanta per cento del territorio nazionale, oltre 4.200 comuni e undici milioni di abitanti che producono il 16 per cento del pil". Ogni volta che apre il libro "La casta" dei due giornalisti del Corriere, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, dove si parla delle comunità montane che stanno a 19 metri sul livello del mare, Cangini non sa trattenersi dal ridere. "I due dicono che siamo un costo della politica ma è che in fatto di montagna sono dei veri ignoranti, nel senso che ignorano. Se queste esistono soltanto in Italia c'è una ragione storica  profonda: rappresentano una derivazione istituzionale della civiltà monacale, quella che produceva agro e zootecnia, forestazione e cura della natura. Altro che i Verdi di oggi. Eppoi si occupavano del pensiero. Basti ricordare il Monastero di Fonte Avellana, dove nell'XI secolo arrivò San Pier Damiani con gli amanuensi partiti da Ravenna e lì si misero a scrivere i codici forestali e a dialogare con il mondo".

Perché la montagna prima ancora che una questione di metri, per Lucio è un impeto ontologico. "A certe altezze si producono le vere autenticità democratiche - dice al Foglio - perché quei piccoli centri sono una agorà aperta dove la gente incontra il sindaco al bar o gli bussa a casa per l'ora di cena. Questo è tutto ciò che non hanno compreso Stella e Rizzo e, ahimè, pure il ministro Linda Lanzillotta. Lei ha avuto il torto di circondarsi di esperti che di montagna non sanno molto".

Pesce e limone

"Sui monti, ogni giorno, avviene una conserva vitale e storica, sono l'essenza delle regole che hanno fondato la civiltà occidentale. L'Ora et labora benedettino è nato in altura. Poi quando si scrive che non possono esserci comunità montane a pochi metri sul livello del mare si fa solo scandalismo. Ma come, dico io, viviamo di coste a picco, penso alla costiera Amalfitana, e mi dite che non è montagna. E allora la tradizione della nostra cucina che mischia mare e terraferma, penso al pesce, figlio del mare, che si sposa col limone, frutto della terra? Non si può tagliare con le forbici di una presunta casta la storia di un paese. E' ridicolo".

In queste ore Lucio Cangini riceve molte chiamate sul cellulare: sono gli amici che stanno raccogliendo le firme, ne serviranno due-tremila, per validare la sua candidatura. "Sardegna, Sicilia, Campania, Molise, Lazio, Abruzzo, la Toscana, le Marche e l'Emilia Romagna; da un paio di giorni ci stiamo dando molto da fare e credo che ce la faremo, anche se la sfida è dura, maledette regole". In alcune zone, ad esempio la Liguria, la raccolta non è cominciata. "Sa, tempo fa l'Uncem venne biasimata parecchio perché un suo presidente se ne sarebbe andato in America, per le Colombiadi, a spese dell'Unione. Ma fu una svista in buona fede". Capita, del resto in Italia le montagne sono una marea che bagna le coste e pure il Partito democratico.

Massimiliano Lenzi

Per informazioni: info@montagnademocratica.org - Quanto al copyright... ma copiate tutto quello che volete!