Gentile Rosy Bindi,
sono un liberto dell’Appennino Tosco-Romagnolo che si è autocandidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, in nome e per conto delle montagne italiane.
Governare bene le montagne per governare meglio l’Italia e l’Europa è il mio slogan elettorale, compiutamente corredato dal “Quaderno progettuale delle montagne italiane per una democrazia a 360° gradi umani”, che potrà rilevare volendo dal sito specifico www.montagnademocratica.org.
Vengo al dunque e alle significazioni culturali di questa mia lettera aperta.
Durante una delle svariate trasmissioni televisive “verdi” la telecamera inquadrò un’anziana donna di montagna intenta con un fascio di legna sulla testa ad affrontare il sentiero quotidiano delle sue fatiche. All’intervistatore che si era offerto di aiutarla, rispose con un sorriso ironico e malizioso che “non si scomodasse perché lei era abituata fin da piccola a portare e sopportare pesi e fardelli per la cura della famiglia e la tutela dell’ambiente”.
Non era una scena di repertorio d’altri tempi. In molte località montane (dove non ci sono piste da sci) ancora oggi, fra i muri e nelle stalle dei casolari sparsi e delle aziende agro-zootecniche sfiorate dalle nuvole sui prati e sui boschi d’alta quota, i significati e i valori della vita, trovano forma nell’opera della donna, giorno dopo giorno.
Non occorre essere antropologi per comprendere che i costumi di vita, i valori etici e il rapporto umanità-natura, in montagna si sono retti sulla famiglia, mantenuta e resa tale dalla presenza insostituibile e armonizzante della donna. Nelle valli e nei borghi, come nelle rocciose case isolate, la donna, più che svolgere un ruolo ben definito, rappresenta lo spirito della continuità esistenziale, ma anche il presidio personificato che assicurava sia l’organizzazione del lavoro che il riscatto sociale dei figli.
Il patrimonio di civiltà delle montagne italiane sta conservato, integro e vitale, nell’attualissima eredità storica che la donna ha plasmato e ci consegna ogni giorno. E’ possibile allora trasformare i pregi naturalistici di Alpi, Appennino e montagne in mezzo al mare, i beni culturali, le produzioni tipiche in valori economici e di lavoro, a beneficio anche delle aree metropolitane, senza dare alla donna ciò che è della donna in termini storici e politici?
Occorre uno stacco culturale da parte dei maschietti: ammettiamolo, la femminilità, quando la donna riesce a farne anche una forma di intelligenza sociale, è la sapienza del mondo.
Un vero progetto di governo delle montagne italiane ed europee chiama donne e uomini, insieme protagonisti, ad operare nella quotidianità per una vita più giusta, più bella, appassionata e sentimentalmente piacevole. I nostri figli ce ne saranno immensamente grati, perché con il lavoro e la sicurezza economica affideremo alle loro mani e ai loro cuori, i nostri sacrifici, i nostri ideali, le luci e le ombre della nostra esistenza, donne e uomini insieme.
Cara Rosy Bindi, se questo è il momento delle donne come lei giustamente sostiene, allora, finalmente è giunto il momento di “donna montagna” bistrattata sino ad oggi alla stregua di Cenerentola che spazza negli scantinati delle aree metropolitane, sia dai governi di centro destra come da quelli di centro sinistra. La montagna è sì bipartisan ma in senso negativo, alla faccia dell’articolo 44 della Costituzione italiana.
Mi auspico di stringere con lei, con la sensibilità di donna di cui è portatrice, un’alleanza umana, culturale e politica affinché la montagna in quanto donna, così autenticamente democratica, se non in matrimonio, possa unirsi al Partito Democratico sperimentando almeno un Dico in caso Lei mi battesse sul filo di lana per l’incarico di Segretario del Partito Democratico stesso.
A parte gli scherzi la saluto cordialmente e la ringrazio sin d’ora per la considerazione che vorrà e potrà prestarmi.
Lucio Cangini

